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Eventi a SPECCHIA e ZOLLINO
24 Dicembre 2009 SPECCHIA
Sagra delle pittule
Tra “pittule” e fuoco, si scalda l’atmosfera della vigilia di Natale a Specchia, in attesa che la lieta novella della nascita di Gesù venga festosamente annunciata dai rintocchi delle campane.
È un appuntamento irrinunciabile, tramandato fino ad oggi, dai nonni e dai padri,  quello con le piccole sfere di pasta lievitata, fritte e mangiate al cospetto della “focareddha” che arde, sotto l’egida protettrice della chiesa matrice, in piazza del Popolo, dove la Pro Loco allestisce i banchetti dettati dalla tradizione.
L’appuntamento che riscalda i cuori, ma anche i palati, ha inizio dalle 18, quando il sindaco di Specchia, Antonio Biasco, accende di diritto il falò e, contemporaneamente,  dà il via alla frittura delle gustose e irresistibili “pittule” che si accompagnano alle “puccette” con le olive, anch’esse protagoniste delle vigilie salentine, e a qualche sorso di vino rosso, per brindare tutti insieme, in allegria, intonando le dolci melodie natalizie, suonate dai musicisti della banda locale.

28 Dicembre 2009 ZOLLINO
Festa de lu focu
Trent’anni, e non li dimostra. La “Festa de lu Focu” di Zollino torna a sfidare la brutta stagione, un rito che ha una data ben precisa, impressa nei calendari dei salentini che ogni anno, il 28 dicembre, tornano a stringersi attorno al calore del fuoco, in largo Lumardu, un crocevia di scambi, punto  d’incontro di storie e leggende, luogo scelto nelle buie notti invernali dalle “macare” salentine per i sabba.
Non porta i segni, però, di quelle notti votate all’apostasia, ma di trent’anni di allegri incontri  rischiarati dalle lingue di fuoco che si levano al cielo, ardendo una notte di passioni salentine, quelle  della musica e dei sapori, del divertimento e della genuinità dello stare insieme, intorno a un cordiale falò.
 Si porta via la malasorte, i dispiaceri, le disavventure dell’annata, l’elemento purificatore che si rigenera  in una benaugurale notte votata a ciò che riserva il futuro, il 2010 alle porte in cu riversare speranze e attese.
È una grande festa popolare che affonda le radici alla fine degli anni ’70, quando si consumava l’abbandono  della terra per la corsa alle fabbriche, quello delle arti del legno e della creta che avevano alimentato i padri e i nonni.
Il corpo e l’abilità delle mani lasciavano il passo alle macchine e all’intelletto, le bici venivano via via  sostituite da auto e motorini, e un ruolo sempre più marginale si ritagliavano il dialetto, le canzoni, i racconti e il griko.
Dalla storia di una terra che dimenticava giorno dopo giorno se stessa, che vedeva i suoi figli allontanarsi con in mano  una valigia di sogni e cartone, balenò l’ispirazione di Giovanni Pellegrino,  ideatore e organizzatore della “Festa de lu focu”,
portata avanti con successo dalla Bottega del Teatro, che col tempo divenne parte di un progetto culturale più ampio e innovativo: preservare i valori del passato come patrimonio da investire nel futuro.
E così, dal recupero della tradizione di Sant’Antonio Abate, con la “focara” anticipata a dicembre, affinché anche  gli emigranti avessero l’opportunità di godere dell’incontro con le radici, e dalla riscoperta di sapori legati  alla terra, in particolare le “pignate” di legumi cotte sul fuoco, vide la luce e conobbe il successo la “Festa de lu focu”,  che ormai da trent’anni, rischiara le tenebre invernali e quelle della dimenticanza.
Alla lunga notte di Zollino si accompagnano i ritmi delle ronde, dei tamburelli, dei passi cadenzati attorno alla salvifica  fiamma, insieme al gusto della tradizione culinaria salentina. Tutto ciò che sembrava perduto, rinasce dalle fiamme, tra  la musica e i profumi degli stand che propongono un menu alla riscoperta dei sapori della tradizione zollinese, come la bontà  della “sceblasti”, la pagnotta arricchita d’olio extravergine, olive nere, zucchine, pomodori, capperi e peperoncino, o  la storia servita nel piatto, con i legumi “alla pignata” cotti al fuoco, proprio come un tempo.
A far ballare, intorno al falò, ci sono i ritmi che seguono il filo conduttore della serata: la tradizione.
Aprono le danze, i Mascarimirì, seguiti da Kamafei e Mimmo Epifani, a partire dalle 19.

28 Dicembre 2009 ZOLLINO
Kamafei/Mascarimirì Mimmo Epifani
Kamafei, “caldo che scorre” in grico, un insieme di sonorità che partono, ovviamente, dalla musica di tradizione.
E la tradizione salentina c’è tutta nelle musiche dei Mascarimirì di Claudio “Cavallo” Giagnotti, che sul palco zollinese  porta l’esperienza, i viaggi, gli umori e i suoni di dieci anni di attività. Ancora Salento, ma quello brindisino, con  il maestro Mimmo Epifani, la sua mandola e i suoi Barbers. Personaggio unico Mimmo Epifani, eccellente musicista,  un virtuoso della mandola, imparata dai maestri barbieri di San Vito dei Normanni e portata sui grandi palchi. Il via “allu focu” e alle danze è alle 20.30.
  
 
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